17 aprile 2010: Terracina al Timpone di Nicastro

21 05 2010

Ospite del Sabato del Villaggio, coordinato da Raffaele Gaetano, Piero Terracina, uno dei superstiti di Auschwitz, ha visitato lantico quartiere Timpone di Nicastro a Lamezia Terme, stretto tra i torrenti Canne e Barisco, ai piedi del castello. Terracina non ha nascosto di essere affascinato dallatmosfera che emana il quartiere, che secondo alcuni storici, in particolare Pasquale Giuliani, fu luogo di una laboriosa comunità ebraica dalla fine del secolo XIII agli inizi del XVI.
Accompagnato da Raffaele Gaetano, insieme allo storico locale Vincenzo Villella, al segretario del Centro di cultura ebraica della Calabria Enrico Mascaro, ad una esponente della Casa della Legalità Daniela Costabile, ed ai giornalisti, Piero Terracina, dopo aver varcato larco ed il ponte della Giudecca, è rimasto colpito dalla chiesa di SantAgazio, un monumento imponente al confronto con le piccole case del quartiere, che richiama una sinagoga.
Scampato ad Auschwitz dove era stato deportato per le sue origini ebree, Piero Terracina (Roma, 1928) è un dirigente d’azienda italiano, ora in pensione. Nel 1938 gli viene vietata la prosecuzione della scuola dalla promulgazione delle Leggi razziali fasciste in Italia. Dopo essere sfuggito all’arresto durante la prima retata nel Ghetto, venne deportato con tutta la famiglia in un treno di prigionieri italiani di origine ebraica. Degli otto componenti della sua famiglia, fu l’unico a fare ritorno in Italia. Piero Terracina dopo il ritorno dall’internamento, venne accolto ed integrato dalla comunità ebraica romana. Si è sempre dedicato alla testimonianza dell’atroce esperienza che ha vissuto, incontrando soprattutto i ragazzi nelle scuole.
Ad un gruppo di ragazzi del Terzo circolo ed alla sua maestra il superstite di Auschwitz mostrando la numerazione di deportazione A-5506 che egli conserva ancora al braccio, ha detto che «crescendo non devono mai dimenticare di essere degli esseri umani e di capire dove si trova il bene ed il male per non restare indifferenti, perché la colpa dellolocausto non è solo colpa dei nazisti, ma anche dellindifferenza».
Infatti, «ad Auschwitz il prigioniero non aveva nome, gli internati non erano contati come persone ma come pezzi. Ai prigionieri veniva tolta ogni dignità. Di quelli usciti dal campo vivi, pochissimi sono riusciti a sopravvivere, e a tornare ad essere persone degne di essere chiamate tali. L’efficiente macchina bellica tedesca, non sprecava nulla. Anche dopo la morte tutto veniva usato e riciclato, la pelle, i capelli, dei prigionieri… Auschwitz non è solo colpa della Germania. Anche altri governi furono carnefici di questo male. Il governo francese dopo l’armistizio ha consegnato tanti ebrei ai nazisti. Eppure in altri paesi come la Danimarca questo non è successo. Il Re si oppose alla deportazione. Si mise anche lui la stella che contrassegnava gli ebrei, fece pressioni sul popolo e questo blocco la deportazione degli ebrei danesi. Perché questo in Italia non accadde?»
Barbara Aiello, attualmente negli Usa per lavoro come rabbina in una casa di riposo per anziani che ha accolto e ha ancora molte persone sopravvissute alla Shoà, ha inviato un messaggio a Terracina ed a Raffaele Gaetano, rammaricandosi di non essere presente per ascoltare la drammatica esperienza vissuta ad Auschwitz. «La Shoà non è da attribuire solo ad un gruppo di fanatici o ad una sola nazione, la Germania Nazista, ma all’Italia Fascista con le sue leggi razziali del 1938, alla Francia di Petain che consegnava gli Ebrei agli aguzzini e ai tanti indifferenti in ogni parte d’Europa e del Mondo. Anche oggi sono molti a voler dimenticano, minimizzano o negano la tragedia vissuta dall’umanità intera ha detta la rabbina Aiello – aver scelto di effettuare una visita alla Giudecca di Nicastro, rende ancora più meritoria l’iniziativa del Sabato del Villaggio, in quanto vuole rendere omaggio al luogo dove visse un’operosa comunità ebraica».
Raffaele Spada





Ciao Gianni!

11 01 2009

Apprendiamo con tristezza la notizia della morte di Gianni Lucchino, assessore al comune di Lamezia Terme ma soprattutto grande compagno. Avevamo avuto modo di conoscerlo qualche anno fa quando con il Collettivo Lamezia Rossa ci eravamo rivolti a lui per una sede. Gianni, cosi voleva che lo chiamassimo, si è fidato a pelle di quei 5 ragazzi che nemmeno conosceva e ci ha lasciato le chiavi senza volere troppe spiegazioni e senza fare raccomandazioni. Ricordiamo anche il grandissimo aiuto che ci ha dato per la prima edizione del Music Against Ndrangheta, anzi possiamo dire che senza di lui questa manifestazione non sarebbe mai nata. Ricordiamo le riunioni fatte con le associazioni in comune o quando a pochi giorni dal Music Against Ndrangheta li avevano sfrattati dalla sede di Lista Città e ci aveva messo a disposizione il suo ufficio in municipio. Un poltico vicino ai giovani, un assessore che non si dimenticava del mondo giovanile e associativo, un adulto che ai giovani diceva “dammi del tu”, in poche parole un GRANDE!

Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze ai figli, alla moglie, a tutta la sua famiglia e ai suoi compagni di Lista Città…

CIAO GIANNI!

I compagni di Altra Lamezia, la sezione territoriale della Casa della Legalità e tutta l’organizzazione del Music Against Ndrangheta





Non solo Moro

9 05 2008

Oggi ricade l’anniversario di Peppino Impastato. Trenta anni sono passati da quando furono ritrovati i suoi brandelli vicino a dei binari e diverso tempo prima che venisse riconosciuto morto di mafia. Non sarà mai troppo retorico ricordarlo, mai troppo tardi sottolineare le sue gesta e l’ambiente in cui operò. Ancora oggi, in quel crogiolo di anime che è il suo paese di nascita, Cinisi, c’è chi ha paura a parlarne. C’è chi strappa voracemente i manifesti che lo ricordano. Al funerale della madre, che ha combattuto e denunciato fino alla fino gli uccisori del figlio, in pochi hanno seguito la sua piccola bara. Ecco perchè non è tardi per ricordare, spiegare, parlare. A chi predica l’omertà e il silenzio noi diciamo no. La Casa della Legalità ha scelto di ricordare Peppino con alcune poesie dedicategli da chi ebbe la fortuna di stargli accanto e di conoscerlo.

Peppinu Impastatu fu ammazzatu ri la mafia p’aviri dinunziatu li dilitti di contrabbannu,
di droga e di armi di Tanu Badalamenti, mafiusu
putenti e protettu di lu statu, patruni d’ammazzari,
mfami prigiuricatu, Don Tano ricunusciutu, ri tutti rispettatu e cchiù chi mai timutu pi lu crimini pirpitratu,
p’aviri fattu satari nall’aria Pippinu nostru,
bannera ri Democrazia Proletaria.
Fu na pugnalata nna lu pettu a li piciotti digni di rispettu, a li picciotti ca vonnu grirari la rabbia
pi un putiri travagghiari.
Pippinu, vucca di verità, vucca d’innucenza, rapprisienta a simienza ri sta terra senza spiranza.
Grirava a tutti ri pigghiari cuscienza a la radiu,
a la chiazza, nta li strati, pi li piciotti era comu un frati.
Vuleva fari la rivoluzioni pi dimustrari a la pupulazioni nca nun s’accansa nenti cu li scanti.
Quarcunu lu capiu, tanti autri no.
Nna lu silenziu fattu ri duluri chiovino garofani rossi
comu li lacrimi di chiddu chi arristamu, ncapu li resti di
Pippinu massacratu. Picchì…sti delitti? Gaspare Cucinella Oggi hanno deciso
che sei stato ucciso.
Per tre mesi
ti hanno trattato
da terrorista,
suicida
per i più generosi. Oggi
ero quasi allegro,
soddisfazione amara
saperti accettato
morto ammazzato. Pino Manzella (09.11.78)








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